La Roccia Maestra

Questo sperone che sorge a poca distanza dall’Istituto era una meta da noi assai frequentata. Punto isolato ai margini del bellissimo prato, diventava meta di giochi e merende.

Al pomeriggio, nei periodi estivi, si animava di ragazzi che si rincorrevano, di alcuni altri che giocavano sulle rive del torrente, altri che con le pigne raccolte nel sottobosco, miravano a bersagli immaginari.

Il tutto finiva quando il richiamo del vigilatore ci radunava per condividere la merenda: pane e marmellata oppure pane e cioccolata.

Questa roccia, che alcuni di noi scalavano con facilità, era il nostro fortino, il nostro rifugio, la nostra prima conquista.

Misurina gennaio 2006 005

I rifugi

Ogni rifugio era una nostra meta.

Rifugi con nomi strani di Persone, di Città, di Montagne …. a noi dicevano poco …

ma subito venivano associati ad un percorso di cui conoscevamo ogni curva, ad un “arrivo”, ad un fabbricato di cui riconoscevamo la forma, la posizione, il calore…

Arrivavamo stanchi, ma bastava una merenda per farci tornare la voglia di salire ancora, magari a gruppetti, per vedere dall’alto i nostri amici che, scegliendo di restare al rifugio, diventavano puntini colorati…

” ..guarda la, c’è Diego, c’è Laura… e più sotto si vede Suor Lidia con il vestito bianco …”

Il rifugio Città di Carpi, è gestito dal nostro Amico Rodolfo Molin.

Le Tre Cime di Lavaredo

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Le mitiche Tre Cime…..

Quanti “giri” attorno alle Tre Cime.

Quante soste nei rifugi Auronzo, Lavaredo, Locatelli, attraverso i sentieri, i ghiaioni.

Le foto scattate tra amici, i timbri dei rifugi sulle cartoline, le merende consumate seduti sui prati e sui sassi, le urla, i giochi

Se restiamo in silenzio, forse, sentiamo ancora le voci…..

Un po’ di storia

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Da Grand Hotel a centro per la cura dell’asma

L’attuale Istituo Pio XII posto sul lato sud del Lago di Misurina, era un tempo il lussuoso Grand Hotel Savoia, dove i regnanti d’Italia, con il loro seguito di corte, venivano a trascorrere le vacanze nei primi anni del ‘900.
Ancora oggi è possibile ammirare “la sala del trono” che funzionava come sala di rappresentanza.
Le ex scuderie, ora centro S. Benedetto, accolgono ora le scuole elementari e medie e alcune camere a disposizione dei genitori dei bambini ricoverati.

Si deve al benedettino Paolino Beltrame Quattrocchi l’acquisto nel 1945, per conto della Diocesi di Parma dell’intero complesso. Lo scopo era quello di utilizzare l’Hotel come una casa di vacanze per i bambini bisognosi. Successivamente si organizzò l’Istituto per accogliere ragazzi affetti da forme specifiche polmonari. Nel 1970 “Il Villaggio Alpino Pio XII” venne trasformato su indicazione del Dott. Gino Baronio, per 27 anni Direttore sanitario dell’Istituto, in casa di cura per l’asma.

Unico centro del genere in Italia (in tutta l’Europa se ne contano solo altri due) oggi, dopo recenti lavori di ristrutturazione, l’Istituto Pio XII si presenta pronto ad accogliere ( in convenzione con l’Ausl) bambini e adolescenti residenti su tutto il territorio nazionale sino a 18 anni affetti da questa malattia. Per i pi ù piccoli è previsto il soggiorno di un genitore in Istituto.

Il lago

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Mi è stato chiesto di scrivere due righe sul lago di Misurina, cosa dire?

Beh! Non è difficile, è un laghetto pittoresco, inserito in una splendida cornice, così è descritto in innumerevoli depliant pubblicitari sulle Dolomiti.

Oppure potrei raccontare una delle leggende legate alla sua storia (ce n’è più di una), tutte narrano in modo romantico, delle lacrime versate dal monte Sorapis per la figlia perduta; è con quelle lacrime, che si è riempito il lago.

Ma è solo questo, quello che si può dire?

No, c’è sicuramente di più, per chi è stato a Misurina.

C’è una storia che ognuno di noi che ha trascorso del tempo lassù, porta dentro di sé e potrebbe raccontare. Per ciascuno è una storia diversa, ma hanno tutte cose preziose in comune, e il lago è una di queste, una presenza costante, amica.

E’ quindi del lago, che ha fatto parte del “pezzo” di vita che ho vissuto a Misurina, che voglio parlare, non di quello descritto sulle carte geografiche.

Io l’ho visto, bellissimo, nel suo abito estivo verde intenso, riflettere i pini e i monti circostanti. L’ho ammirato, bianco candido, in inverno, confondersi con la neve che copriva il paesaggio.

Tante, tante volte, l’ho osservato stupita dalla finestra della mia camera, per parecchi mesi l’anno sparire. Dov’era il lago mi chiedevo? Sembrava non esserci più, diventava di ghiaccio.

Certo, di ghiaccio! Ma non per questo, freddo, ostile, sapevo che era lì, semplicemente sotto un piumino di fiocchi di neve; e nella bufera, lo immaginavo quieto, dormire.

E poi:… “Il lago sta sgelando, è primavera, alla larga bambini o ci cascate dentro!” Quante volte ho udito queste parole, durante le passeggiate del giro del lago! Già, lui, ridiventava liquido!

Il lago, così affascinante per noi, da renderci impossibile stargli lontano, diventava in quella stagione pericoloso, non sembrava vero, non poteva fare paura, non a noi.

E allora di nascosto, ci attirava tutti lì sulla sua riva, a lanciar sassi per bucare il ghiaccio, divenuto sottile, o a tastare con il piede dove ancora teneva, per camminarci sopra, fino a che l’acqua gelida ci riempiva le scarpe. Che bellezza quei giochi spensierati, quante risate intorno al lago!

L’ho rivisto il “mio” lago di Misurina, dopo quella che a me è parsa un’infinità d’anni, sono tornata. Quieto, stupendo, con la sua presenza rassicurante, come sempre.

Con i suoi occhi verde smeraldo mi ha guardato, e io sopraffatta dall’emozione dei ricordi, l’ho sentito come fosse vivo, così tanto che avrei voluto dirgli: “Ciao sono io, non sei affatto cambiato, mi ricordi anche tu vero?”

Irene