Il lago

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Mi è stato chiesto di scrivere due righe sul lago di Misurina, cosa dire?

Beh! Non è difficile, è un laghetto pittoresco, inserito in una splendida cornice, così è descritto in innumerevoli depliant pubblicitari sulle Dolomiti.

Oppure potrei raccontare una delle leggende legate alla sua storia (ce n’è più di una), tutte narrano in modo romantico, delle lacrime versate dal monte Sorapis per la figlia perduta; è con quelle lacrime, che si è riempito il lago.

Ma è solo questo, quello che si può dire?

No, c’è sicuramente di più, per chi è stato a Misurina.

C’è una storia che ognuno di noi che ha trascorso del tempo lassù, porta dentro di sé e potrebbe raccontare. Per ciascuno è una storia diversa, ma hanno tutte cose preziose in comune, e il lago è una di queste, una presenza costante, amica.

E’ quindi del lago, che ha fatto parte del “pezzo” di vita che ho vissuto a Misurina, che voglio parlare, non di quello descritto sulle carte geografiche.

Io l’ho visto, bellissimo, nel suo abito estivo verde intenso, riflettere i pini e i monti circostanti. L’ho ammirato, bianco candido, in inverno, confondersi con la neve che copriva il paesaggio.

Tante, tante volte, l’ho osservato stupita dalla finestra della mia camera, per parecchi mesi l’anno sparire. Dov’era il lago mi chiedevo? Sembrava non esserci più, diventava di ghiaccio.

Certo, di ghiaccio! Ma non per questo, freddo, ostile, sapevo che era lì, semplicemente sotto un piumino di fiocchi di neve; e nella bufera, lo immaginavo quieto, dormire.

E poi:… “Il lago sta sgelando, è primavera, alla larga bambini o ci cascate dentro!” Quante volte ho udito queste parole, durante le passeggiate del giro del lago! Già, lui, ridiventava liquido!

Il lago, così affascinante per noi, da renderci impossibile stargli lontano, diventava in quella stagione pericoloso, non sembrava vero, non poteva fare paura, non a noi.

E allora di nascosto, ci attirava tutti lì sulla sua riva, a lanciar sassi per bucare il ghiaccio, divenuto sottile, o a tastare con il piede dove ancora teneva, per camminarci sopra, fino a che l’acqua gelida ci riempiva le scarpe. Che bellezza quei giochi spensierati, quante risate intorno al lago!

L’ho rivisto il “mio” lago di Misurina, dopo quella che a me è parsa un’infinità d’anni, sono tornata. Quieto, stupendo, con la sua presenza rassicurante, come sempre.

Con i suoi occhi verde smeraldo mi ha guardato, e io sopraffatta dall’emozione dei ricordi, l’ho sentito come fosse vivo, così tanto che avrei voluto dirgli: “Ciao sono io, non sei affatto cambiato, mi ricordi anche tu vero?”

Irene

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