Gino Baronio

Ci conosceva uno per uno.

La voce roca, imperativa, poche parole, spesso una sentenza.
Gino Baronio incuteva soggezione, incuteva rispetto.
Quella soggezione e quel rispetto che si devono ad un padre.

Per noi ragazzi era veramente un padre, un riferimento costante per la nostra salute e per ogni altra attività.
Per noi, lontani dalle famiglie, i suoi pareri e i suoi consigli erano obblighi.

Era spesso in mezzo a noi, per ricordarci di indossare la giacca a vento prima di uscire o per sollecitare qualcuno al rispetto delle terapie prescritte. Teneva alla nostra salute, sapeva i nostri punti deboli. Metteva il suo cuore al servizio dei nostri polmoni.

Disponeva affinchè tutti potessero fare sci, nuoto e passeggiate, che riteneva indispensabili integrazioni alle normali terapie per farci crescere robusti e forti.
Di ciascuno di noi conosceva la storia, scrutava il carattere.
Storia e carattere che gli servivano per affrancarci con un aggettivo, un soprannome che non ammetteva appelli.

E così a fianco del nome metteva “il timido”, “il forte”, “il saggio”….Quando, di sera, passava dal refettorio, si impossessava del microfono e ci lanciava messaggi, richiami, battute.

Al nostro acclamare e batter di mani, se ne andava, con un largo sorriso, il braccio alzato e le dita in segno di vittoria.

Vittorio Gherri